La Conservazione del Sito a Tell Mozan
    avere cura del passato


una tempesta si avvicina al Palazzo


il Palazzo dopo la tempesta


effetti della tempesta nell'area del Palazzo

     A Tell Mozan, siamo sempre stati consapevoli dell'importanza di preservare il sito: l'idea che ha sempre guidato il lavoro degli archeologi è che la conservazione deve essere parte integrante del processo archeologico. Per questo motivo abbiamo perseguito un approccio integrato, con la collaborazione di restauratori e archeologi che si aiutano a vicenda per il bene delle strutture e degli oggetti che emergono dal terreno.
     Il progetto di conservazione del sito a Tell Mozan rappresenta un sistema coerente, che include osservazioni scritte, disegni e fotografie.
     Il nostro impegno in questo campo risale all'inizio degli scavi, e si è evoluto in modo sempre più sistematico stagione dopo stagione. Fin dall'inizio, il progetto ha mirato a: proteggere i resti archeologici dagli agenti atmosferici (in particolare da caldo e pioggia), realizzare una struttura protettiva che risultasse non invasiva rispetto alla stratigrafia o all'architettura generale, trasmettere una percezione reale dei volumi originari e la visione d'insieme del complesso, creare un sistema di copertura facilmente asportabile che potesse consentire il monitoraggio periodico dello stato di conservazione generale.
     Il progetto ha preso forma anno dopo anno, attraverso un'accurata analisi dei risultati ottenuti con i diversi sistemi adottati, la continua ricerca delle soluzioni migliori e la collaborazione di diversi specialisti e assistenti che si sono succeduti nel compito.
     Numerose osservazioni, foto e disegni sono stati raccolti alla fine di ciascuna stagione, e alla fine di ogni anno è stata redatta una relazione che ha permesso il monitoraggio delle varie attività e ha contribuito a garantire continuità nel momento in cui vi sono stati cambiamenti tra i responsabili del progetto. Grazie a questo sistema, semplice ma efficace, il progetto può ora essere considerato efficiente e pienamente riuscito. Tuttavia, continua ancora oggi la ricerca di soluzioni sempre migliori.

Il palazzo
     All'interno del Palazzo, il progetto di conservazione opera attraverso interventi sul complesso architettonico (quali le coperture metalliche che lo proteggono) e talvolta direttamente sulle pareti stesse con materiali naturali non intrusivi (come l'applicazione di fango per chiudere eventuali crepe).
     Le procedure osservate all'interno del Palazzo dipendono principalmente dalle condizioni dei resti archeologici. Laddove i muri originari non sono più esistenti, gli alzati mancanti sono stati ricostruiti con materiali naturali, e contrassegnati attraverso l'uso di tende che presentano un disegno dipinto a tratteggio. Quando solo le fondazioni in pietra dei muri sono ancora in situ, il loro perimetro viene indicato con delle semplici barre bianche, in modo da restituire la percezione dei volumi antichi senza coprire o intervenire sui resti esistenti. Infine, dove i muri in mattoni crudi sono ancora esistenti essi sono protetti da coperture individuali - indipendentemente dalla loro altezza o dallo stato di conservazione.


perimetri dei muri originari
indicati da tubi bianchi nel Settore A

muri protetti dalle coperture individuali
nel Settore C

     A Urkesh, il concetto di copertura si è concretizzato attraverso l'utilizzo di singoli telai metallici, che hanno il vantaggio di considerare e proteggere ogni parete come un'unica unità, e di essere facilmente smontabili e modificabili in toto o solo in alcune loro sezioni, a seconda delle esigenze e dello sviluppo degli scavi. La struttura metallica a griglia è ricoperta da un telo ricoperto a sua volta da uno strato di fango: questa sembra essere la soluzione migliore sia in termini di efficienza (essendo naturale, i materiali permettono la traspirazione dei mattoni di fango) che di aspetto (poiché si evita l'uso di materiali antiestetici e invadenti). I lati delle strutture protettive sono realizzati con tende in materiale naturale e locale: fissate in alto alla struttura metallica con anelli per tende, esse possono essere aperte o chiuse facilmente con delle funi che sono poste di lato.


Le tende che proteggono uno dei muri
nella stanza C5..

..possono essere aperte facilmente
per mostrare la parete che proteggono

     Grazie a questo efficiente sistema di protezione, gli interventi diretti sulle pareti sono ridotti al minimo e vengono applicati solo in caso di reale pericolo per le strutture. In caso di distacco parziale dell'intonaco antico o della superficie esterna dei mattoni crudi, viene applicato uno strato di intonaco nuovo sulla parete, per contenere ed evitare qualsiasi perdita. Se il distacco riguarda un'intera porzione di muro e mette a rischio la stabilità della struttura, si utilizzano delle "bisacce": sacchi di sabbia dalla forma allungata, cuciti in loco con un materiale naturale e posti a cavallo delle pareti. In virtù del loro stesso peso, le bisacce riescono a tenere insieme le zone che rischiano di distaccarsi: esse hanno il vantaggio di essere molto economiche, possono essere prodotte rapidamente e in numero elevato dai collaboratori locali, e non modificano la struttura antica.
     Per le superfici orizzontali all'interno del Palazzo viene utilizzato il riempimento, cioè i pavimenti originali esposti durante lo scavo vengono ricoperti con della terra, ricostituendo in qualche modo la situazione originaria. Sopra la terra di riempimento vengono poi posizionate delle piastrelle, sia per evitare la crescita di vegetazione, sia per fornire ai visitatori un pavimento liscio.

Manutenzione e monitoraggio
     A partire dal 2008, abbiamo iniziato ad effettuare alcuni interventi di conservazione dei resti archeologici e dell'intero sistema di protezione nel corso di tutto l'anno e non solamente durante le campagne di scavo. Si tratta principalmente di attività volte ad evitare la crescita di erbacce nel sito, e a riparare o sostituire eventuali tende rotte; i nostri collaboratori locali intervengono anche in caso di emergenze, quali danni provocati da condizioni meteorologiche eccezionali o eventuali crolli delle strutture.
     La manutenzione è infatti parte integrante del progetto: per avere la situazione sotto controllo durante tutto l'anno, nel 2010 è stato istituito un protocollo regolare che si avvale della collaborazione di diversi soggetti in Siria (sia Tell Mozan che Damasco), Italia e Stati Uniti.
     Dal 2002 ad oggi, inoltre, vengono sistematicamente scattate foto delle pareti del Palazzo. L'attenzione inizialmente era rivolta soprattutto a situazioni particolarmente critiche o a muri potenzialmente in pericolo; anno dopo anno, tuttavia, il numero di fotografie scattate è aumentato, e il set di immagini oggi comprende tutte le facciate del Palazzo.






Stefania Ermidoro, 30 gennaio 2019